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Le aziende che operano con le catene della grande distribuzione sono indirizzate verso gli schemi BRC (British Retail Consortium), IFS (International

Standard Food), GLOBALG.A.P. (Euro Retailer Produce Working Group for Good Agricultural Practice), basati sui requisiti di sicurezza alimentare,

di qualità e di conformità legale. I retailer nazionali ed internazionali li richiedono sempre più diffusamente al fine di razionalizzare i controlli

sui propri fornitori, ridurre le verifiche di seconda parte e realizzare così un contenimento dei costi ad ulteriore beneficio del consumatore. Tali

standard non solo si rivolgono alle aziende agroalimentari, ma anche a quelle coinvolte indirettamente nella gestione dei prodotti agroalimentari,

per esempio quelle che fanno brokeraggio e logistica (IFS Broker e IFS Logistic).

Le aziende che desiderano mettere in luce le specificità del prodotto possono far riferimento a schemi capaci di evidenziare caratteristiche quali

l’origine, la tradizionalità del metodo produttivo, gli aspetti organolettici e nutrizionali. In quest’ambito rientrano le certificazioni in regime

regolamentato come DOP, IGP, STG, marchi collettivi geografici, biologico e la certificazione volontaria di prodotto.

Un altro fattore da considerare è costituito dalla sostenibilità dei processi di produzione, aspetto ancora più sentito dalle imprese agroalimentari,

per l’importanza di stabilire un rapporto di fiducia tra produttore e consumatore. In quest’ambito tra gli schemi da segnalare ci sono: la

dichiarazione ambientale di prodotto, disciplinata dalla norma UNI EN ISO 14025:2006 che definisce le caratteristiche principali delle etichette

in merito al calcolo delle performance ambientali, da eseguire mediante la cosiddetta analisi del ciclo di vita (LCA - Life Cycle Assessment); la

carbon footprint, un indicatore di sostenibilità basato sulla quantificazione delle emissioni di gas serra associate al ciclo di vita di un prodotto

che sta avendo una crescente diffusione sul mercato, grazie all’immediatezza e alla facilità di comprensione da parte del consumatore; la

determinazione di altri carichi ambientali, come quello riguardante l’utilizzo della risorsa idrica (water footprint) e l’occupazione di territorio

(ecological footprint).

L’imballaggio destinato a venire a contatto con un prodotto agroalimentare è un altro fattore da considerare poiché le sostanze chimiche dai

materiali possono migrare ai cibi. I materiali dovrebbero essere, pertanto, realizzati in base alle disposizioni normative dell’Unione Europea,

che impongono buone pratiche di fabbricazione affinché qualsiasi potenziale trasferimento agli alimenti non implichi pericoli per la salute

umana, modifiche inaccettabili della composizione del prodotto o un deterioramento delle sue qualità organolettiche. Anche in quest’ambito

la certificazione secondo standard riconosciuti, come la ISO 22000:2005, la più recente UNI EN 15593:2008, lo standard BRC IOP offrono alle

imprese maggiore garanzia circa la rispondenza ai requisiti di legge ed inoltre ne accrescono la competitività nei confronti di una concorrenza

internazionale sempre più preparata.