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LACERTIFICAZIONEVOLONTARIANELSETTOREAGROALIMENTARE

Le aziende agroalimentari sono chiamate a fornire garanzie della propria capacità di soddisfare due principali categorie di requisiti che

costituiscono la qualità del prodotto: da un lato requisiti di carattere primario, connessi con la tutela dei bisogni essenziali, quali la sicurezza,

la salute e i diritti fondamentali delle persone, dall’altro requisiti di natura accessoria, relativi al soddisfacimento di esigenze materiali e

immateriali, quali ad esempio le prestazioni, l’affidabilità, la durata, etc.

La qualità dei prodotti agroalimentari, pertanto, è la risultante di un insieme di fattori: igiene e salubrità (sicurezza alimentare), caratteristiche

organolettiche e nutrizionali (sapore, odore, aroma, colore, componenti nutritivi, etc), elementi di utilizzazione (conservabilità, facilità d’uso, tipo

di confezionamento, etc), fattori culturali (tradizione, legame con il territorio, genuinità, etc), fattori etico - sociali (tutela dell’ecosistema, flora

e fauna, benessere animale).

Per ciascuno di tali fattori occorre individuare i requisiti che ne garantiscano il soddisfacimento - riferimenti regolamentati cogenti o normativi

volontari - e verificare la rispondenza a tali requisiti attraverso controlli delle autorità competenti per la normativa cogente e controlli degli enti

di certificazione per la normativa volontaria.

Tra i fattori citati la sicurezza alimentare costituisce il requisito di base che deve essere sempre e comunque soddisfatto, rappresentando, come

tale, un fattore pre-competitivo per gli operatori del settore. Tutti gli altri aspetti citati sono, invece, requisiti accessori e, come tali, possono

rientrare nell’ambito della normazione volontaria e possono diventare oggetto di certificazione.

Le aziende che mirano a valorizzare gli aspetti connessi alla storia del prodotto possono trovare nello schema certificativo basato sullo standard

ISO 22005:2007, relativo alla rintracciabilità aziendale e di filiera, lo strumento maggiormente confacente alle loro esigenze. Grazie a tale schema

è possibile porre sotto controllo le materie prime, gli ingredienti, i processi di lavorazione di un prodotto agroalimentare, dal campo alla tavola,

e di procedere ad un tempestivo e completo richiamo del lotto dal mercato nell’eventualità di rischi per la salute umana. Nella stessa direzione,

ma senza dubbio più completo, è lo standard ISO 22000:2005, che definisce un sistema di gestione della sicurezza degli alimenti, caratterizzato

da un analitico controllo dei processi basato sulla metodologia HACCP e dall’applicazione dei requisiti di buona pratica agricola e produttiva e

attento a favorire un’ampia e completa attività di comunicazione ed informazione nei confronti del cliente e del consumatore. Il soddisfacimento

dei requisiti previsti da entrambi gli standard è, peraltro, propedeutico al rispetto della legislazione cogente nazionale ed europea in materia di

rintracciabilità e di sicurezza alimentare e fornisce all’azienda la possibilità di intraprendere un percorso di miglioramento continuo.